AI nella PA: il 77% dei dipendenti pubblici dice sì

29 marzo 2024

Intelligenza Artificiale come opportunità più che come rischio. La pensano così i dipendenti della PA italiana, che ne apprezzano potenzialità e vantaggi per il lavoro e che in 9 casi su 10 l’hanno già utilizzata, trovandola spesso utile (il 77%), soprattutto nell’automatizzazione di procedure e compiti ripetitivi. La maggioranza non vede rischi per il proprio posto (80%) o uno svilimento della propria mansione (78%), ma piuttosto immagina benefici per la produttività (60%), la qualità del lavoro (59%), la creatività e lo sviluppo di nuove competenze (50%). Sono questi i principali dati emersi dalla ricerca ‘Intelligenza artificiale e PA: l’opinione dei dipendenti pubblici’, realizzata da FPA in collaborazione con Microsoft Italia, che ha coinvolto un campione di 1.600 dipendenti pubblici italiani.

Scendendo più nel dettaglio dei risultati dell’indagine, emerge che l’85% dei dipendenti pubblici italiani ha già utilizzato un qualche strumento basato sull’intelligenza artificiale. Principalmente si tratta di chatbot e assistenti virtuali (nel 68% dei casi), di app per scrivere testi o fare traduzioni (51%). Il che non sorprende, se si considera che queste sono le soluzioni che hanno conosciuto la maggiore diffusione nell’ultimo periodo, ma non mancano, seppur in misura minore, esperienze nell’utilizzo di app per creare immagini (30%), soluzioni di AI generativa presenti nelle applicazioni per la produttività personale come Copilot per Microsoft 365 (29%), strumenti di automazione delle pratiche amministrative (28%) e programmi per la scrittura di e-mail o post social (28%).

Sulla base di questa esperienza, la grande maggioranza dei lavoratori della PA considera utile l’intelligenza artificiale, con giudizi omogenei tra i diversi comparti del settore pubblico, anche se i più positivi sono i lavoratori della Scuola-Università, i meno positivi quelli della Sanità. Nel quadro di giudizi complessivamente positivi, quelli dei dirigenti o di chi ricopre ruoli direttivi sono leggermente migliori rispetto a quelli dei semplici dipendenti. Analizzando l’uso per età, si riscontra un maggior utilizzo dell’AI dei “giovani adulti” (lavoratori con meno di 44 anni), ma nel giudizio sull’utilità non ci sono grosse differenze: junior e senior condividono l’opinione positiva.

Chi non ha mai utilizzato strumenti di AI non l’ha fatto prevalentemente perché sono mancate occasioni per farlo (78%), mentre sono marginali i casi di chi esprime pregiudizi negativi: il 14% perché teme rischi per la privacy e la sicurezza, il 12% perché preferisce le soluzioni tradizionali, il 5% perché non ritiene questi strumenti efficaci e accurati.

Secondo i dipendenti pubblici italiani, le applicazioni di AI più utili per la PA sono quelle di automatizzazione di procedure e compiti ripetitivi (74%). Ma sono importanti anche quelle che permettono di personalizzare e efficientare i servizi agli utenti i (47%) e quelle di assistenza virtuale per fornire informazioni ai cittadini (42%).

Per lo sviluppo dell’uso dell’AI nella propria organizzazione, le competenze ritenute più utili sono quelle analitiche (57%) e digitali (57%), poi quelle tecniche su machine learning, elaborazione linguaggio naturale, visione artificiale (46%), la capacità di gestione dati (45%), la conoscenza del settore (34%). Meno di un terzo individua invece l’abilità di collaborare e comunicare (28%).

La principale difficoltà all’introduzione dell’AI nell’amministrazione è considerata quella di carattere organizzativo, perché la dirigenza non è ancora preparata a nuovi modelli di gestione del lavoro e del personale (lo evidenzia quasi metà degli intervistati, il 47%). Poi ci sono criticità etiche, per le distorsioni che possono favorire stereotipi e discriminazioni (39%), minacce alle privacy per il meccanismo di condivisione e interoperabilità di dati (35%), riduzione dell’empatia e delle relazioni con il cittadino (35%), errori e distorsioni per la limitata accuratezza delle procedure (34%).

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