L’appello alla cittadinanza mondiale parte da una costola delle Nazioni Unite, nello specifico dall’HLAB, organo consultivo sull’intelligenza artificiale stretto attorno al Segretario Generale, Antonio Guterres, che a fine anno ha identificato il “nocciolo” della governance di un tema caldo a livello planetario: l’intelligenza artificiale (IA in italiano per l’anglosassone AI).
Molti gli spunti alla base del nuovo brain storming universale, in perfetto stile ONU: dall’armonizzazione di standard e framework per la gestione della sicurezza e dei rischi, alla promozione della collaborazione multistakeholder per provare a proiettare nel futuro anche le “regioni” più svantaggiate, passando per la necessità di pianificare in anticipo le risposte alle emergenze, magari anche con norme vincolanti e percorsi condivisi in tema di responsabilità.
L’occasione per serrare i ranghi a livello planetario è il report intermedio “Governing AI for humanity”, un documento che sviscera in 30 pagine come per governare il fenomeno dell’IA occorra innanzitutto sfatare paure e falsi miti, avvicinando il “lettore” con box esplicativi e casi concreti per presentare il ventaglio dei “cosa si può fare, nell’interesse di tutti” e le ricadute positive nella vita di ogni cittadino.
Perché proprio dalla “condivisione globale” si parte per rafforzare la governance di un percorso dallo “straordinario potenziale” su cui si dibatte e ci si interroga continuamente, confermandone la caratura di trend onnipresente.
Al centro del report, il suggerimento per gli stakeholder di un allineamento “maturo e stretto” (cioè accompagnato e monitorato da chi sa e può) tra le norme internazionali e l’impellente pianificazione “personalizzata” dell’implementazione dell’IA.
Il tutto, si fa per dire, riassunto nella ricetta clou: una proposta generale e multisfaccettata per il controllo dell’IA, svolgendo sette funzioni critiche, con particolare attenzione alla sinergia nell’analisi dei rischi e al sostegno alla collaborazione e condivisione internazionale dei dati, puntando a raggiungere gli obiettivi dello sviluppo sostenibile (SDG) e last but not least (per ultimo, ma non certo in termini d’importanza) a rafforzare il senso di “responsabilità universale”, garantendo equa partecipazione a ogni Paese del globo.
Cinque i principi guida:
Su tutto questo singoli individui, gruppi e organizzazioni invitati a inviare feedback entro il 31 marzo prossimo attraverso l’apposito modulo online. Sono previste già interazioni successive alla deadline col Segretariato delle Nazioni Unite.
Tutti i contributi pervenuti, come previsto per le consultazioni e ricerche aperte dell’ONU, potranno contribuire alla stesura del report finale.