Previdenza: contribuzione estera

I periodi di lavoro nei paesi della Comunità Europea possono essere totalizzati con quelli italiani e concorrere al raggiungimento dei parametri per ottenere la pensione. Per i Paesi extra-comunitari possono essere presenti o meno convenzioni specifiche.

 

La totalizzazione, prevista sia dalla normativa comunitaria che dagli accordi e convenzioni bilaterali stipulati dall’Italia in materia di sicurezza sociale, è ammessa a condizione che il lavoratore possa far valere un periodo minimo di assicurazione e contribuzione nel Paese che deve effettuare il cumulo dei contributi per concedere la pensione.

In base ai regolamenti comunitari il periodo minimo richiesto ai fini della totalizzazione è pari ad un anno (52 settimane).
Nel caso degli accordi e convenzioni bilaterali questo periodo è stabilito in misura diversa dai singoli accordi e convenzioni.

Per perfezionare tale requisito minimo è utile tutta la contribuzione accreditata, indipendentemente dalla natura. Sono utili pertanto tutti i seguenti contributi:

  • obbligatori (lavoro dipendente o autonomo); 
  • volontari;
  • figurativi (servizio militare, malattia, maternità, cassa integrazione guadagni, disoccupazione, mobilità, ecc.); 
  • da riscatto (corso legale di laurea, attività svolta in Paesi non convenzionati con l’Italia, ecc.).

I periodi esteri da prendere in considerazione ai fini della totalizzazione non devono essere sovrapposti temporalmente ai periodi accreditati in Italia.

 

 

 

 

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